7.5.06

 

Domenico Mancusi. Sotto un cielo piccolo 

[Narrativa -2]
Scipione era ancora agli sudi nella città dei papi. Isabella tutti santi giorni, scriveva per lui lettere accuratissime. Vergava pagine e pagine, che copiava e ricopiava in bello stile, provando cento calligrafie. “Eccoti qua la colomba del tuo germano” disse la baronessa madre agitando tra due dita la lettera appena recapitata dal corriere. Quella volta pareva come indispettita. “Voi! Voi!!!... Comunicate solo tra voi, senza che mi rendiate conto per niente… -si lagnò, ponendo con un gesto nervoso la missiva nelle mani della figlia-. Ce lo facesse sapere se almeno a lui arrivano notizie di vostro padre. Facesse mettere in mezzo pure qualche ecclesiastico… A che serve tutta la stima che si guadagna in quel di Roma? A che serve che studia studia studia? A che serve che, se lo vedessi in questo momento, nemmanco lo riconoscerei? Chè non lo vedo da anni e anni! A che serve, ditemi voi?” concluse nel pianto la signora madre. E uscì dalla stanza sbattendo la porta, lasciando la figlia sbiancata dall’imbarazzo.
Col cuore in mano, Isabella scriveva al suo gemello “Scopro con trepidazione che sottomettermi alla vita in questo sito mi procura una mordacissima pena. Mi fanno compagnia solamente le pagine gialle dei vecchi libri: finestrelle piccole piccole, spazio per due soli occhi sognatori…”.
Una lettera ogni due settimane: il tempo, i giorni, i mesi, intere stagioni, misurati da quella clessidra lenta, lentissima.
“… mi piange il cuore saperti avvilita, ardimentosa di cultura e civiltà; mentr’io, baciato dalla fortuna, vivo accanto ai maestri che insegnano l’uso retto della facoltà della mente e della ragione.
Mia cara, ti dico di non desistere, di perseverare nell’esercizio dell’apprendimento: il tuo animo gentile dà ragione alla bontà alla bontà del nostro genitore che ti aveva sue eletta; avrà giustizia, ne sono certo. Sì, sì., la fortuna si sottrasse proprio di strumenti e le comodità giuste per le tue vocazioni, è vero. Ma vedo che le tue lettere progrediscono ugualmente, riverberano pensieri sublimi… Le canzoni che mi mandi costringono il cuore; ritengo siano degne di assurgere agli onori più alti… Sono ammirato anche dalla carta tanto ben ornata dal tuo pugno delicato; essa è sempre pulita e senza difetti: ogni parola è tornita con pazienza d’artigianato…”. (p.120)

***

Una donzella par tuo deve pur mettere il pensiero alle cose di questa vita. Lascia perdere Isabella; per il bene che ti voglio! Lascia perdere i tuoi studi, i libri, le scartoffie. I poeti sono uomini che scrivono di donne ad altri uomini. Non che tu debba attender solo all’ago, alla conocchia e men che mai all’arcolaio, figlia mia: ma i libri son roba pericolosa per le fanciulle: l’infatuazione che ne hai non giova a nulla: ritarda e offende la tua formazione di donna” sbottava di tanto in tanto la baronessa madre. Certo che paventava male cose, ad onta di quanto aveva proferito quella volta la maliarda, leggendo il mistero dei segni nel precipitato nero del rovagno.
“Per amor dl cielo, signora madre… -controbatteva Isabella, col broncio discreto-, lasciate che l’esercizio della scrittura mi allarghi i brevi confini di queste mura, di questa tristissima prigione, da cui ardirei fuggire con ogni mezzo. Dio sa quale balsamo consolatore sono i libri, quanto tormento io taccio scrivendo…”. Sapevo, sapevo bene quante passioni ella domava con la sola forza della sua penna pica! (p.122)

da Sotto un cielo piccolo di Domenico Mancusi
Pianeta Libro Editori, Potenza 1999
(disegno di Rocco Grieco)

DOMENICO MANCUSI è nato nel 1957 a Potenza dove vive e lavora. Sotto un cielo piccolo è un romanzo storico, ambientato nella Basilicata de XXVI secolo. Una narrazione realistica su base documentaria, che ci offre una originale interpretazione della famiglia Morra, vista e raccontata da Giuditta la governante mora a servizio nel palazzo.
Il romanzo, ricco di particolari e precisione documentaria, rievoca personaggi, ambienti, fatti, conciliando invenzione letteraria e realtà storica con uno stile vivace ed avvolgente che nel lessico e nelle costruzioni ripropone echi e richiami del passato.
Accanto alla vicenda privata e alla tragedia di Isabella, la giovane poetessa tragicamente uccisa per mano dei fratelli, c’è la storia collettiva di un popolo e di un’epoca, quella di Favale (oggi Valsinni) e di un Sud arcaico, isolato e lontano dai grossi centri culturali e artistici. Una narrazione che nel rievocare l’atmosfera di un’epoca, fa luce sul presente dei fatti del passato.

by Maria Pina Ciancio
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1 Comments:

Blogger LucaniArt said...

Altri romanzi di Domenico Marcusi sono "Per conto del padre" e "Il colore del vento" che vince il Premio Serono 2004 per l'inedito. Naturalmente sono curiosa di leggere quest'ultimo sul '600 che propone una biografia romanzata di Galileo Galilei. Mapi :)

19/5/06 19:01  

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