7.1.07

 

Massimo Pallottino. Io aspetto nel buio 

[narrativa -7]











Quando udii lo squillo del telefono ero in un delizioso dormiveglia. Dovevo aver dormito sì e no cinque ore, senza accennare alcun movimento; l’idea di dover raggiungere il telefono in soggiorno e sollevare la cornetta non mi sfiorava neppure.
Le persiane della mia stanza da letto erano semiabbassate. La luce, filtrandovi come una nube leggera e slargando pian piano i suoi raggi, rischiarava una sola fila di mattonelle bianche, rilucenti ai bordi sui richiami floreali rosso tango. Girandomi verso il comodino riuscii ad inquadrare l’ora della sveglia: le sette e tre minuti. Questione di attimi. Sprofondai di nuovo a dormire e più tardi, appena sveglio, segnava già le otto.
Sollevandomi un poco sopra la testata del letto, guardai la mia immagine riflessa nello specchio quadrato dell’armadio di fronte. Sul comò di mogano addossato alla parete c’era il ritratto di Helen, la mia cagnetta che scorrazzava felice lungo la riva del mare di Forte dei Marmi – il disco rosso fuoco del sole, tramontando, svaniva lento all’orizzonte. Per qualche istante l’occhio mi cadde sull’altro ritratto sopra il comò, su quel viso angelico dai lineamenti delicati che portava lo stesso nome della cagnetta. Cercai di scacciarne il ricordo, riportando immediatamente lo sguardo sulla prima Helen.
Funzionava.
Quella mattina non l'avevo ancora sentita, non avevo cioè ancora udito i suoi passi leggeri, nè il suo abbaiare affettuoso da dietro la porta della camera per annunciarmi che un altro giorno era sorto già da un bel pò; dedussi che non si era ancora svegliata.
In pigiama me ne stavo seduto sul bordo del letto. Là fuori c'era la fuori c'era una nuova giornata: lunedì 5 settembre 2002.
Solo a pensarci...
Avrei portato la mia bestiola a passeggio in Piazza del Duomo, lo facevo sempre nelle belle mattinate di sole. Quella piazza era il luogo di Firenze che Helen amava di più; quando prendevamo a imboccare via de' Martelli leggevo nei suoi sguardi riconoscenti un affetto profondo e forse ineguagliabile. Helen scodinzolava felice. Talvolta riuscivamo a condividerla quella felicità.
(l'incipit del romanzo)

i Massimo Pallottino, Io aspetto nel buio,
Edizioni PeQuod 2006

MASSIMO PALLOTTINO (Rionero in Vulture, 1962). Un serial Killer che in due anni ha assassinato 10 donne tra i 37 e i 70 anni con tre colpi di pistola, due al cuore e uno alla fronte e che infine incide una “D” maiuscola con un coltello sotto l’ombelico della vittima. Un detective in pensione che colleziona monete antiche, che fuma la pipa ed è appassionato di Philip Morlow. Un uomo di sessantanove anni, Riccardo Conti, ricoverato in una clinica fiorentina, che vive con la cagnolina Helen e che si ritrova inconsapevolmente coinvolto nella trama dei misteriosi delitti. E poi tanti altri personaggi ancora in questo giallo-thriller di Massimo Pallottino Io aspetto nel buio, dal ritmo ora lento, ora rapido e serrato e dallo sviluppo labirintico e ambiguo. Riccardo Conti è il personaggio centrale intorno a cui ruotano tutti gli altri che appaiono sulla scena, ricompaiono, scompaiono, incluso il serial Killer. Tutti annodati tra loro da un misterioso filo conduttore: "Il codice della vita" e un’associazione Zen. Ambientato tra Roma e Firenze, è la sua prima pubblicazione, ma ciò che colpisce di questo esordiente di Rionero in Vulture è l'indagine minuziosa che fa della psicologica dei personaggi e la capacità, quasi maniacale e ossessiva, di registrazione-descrizione del particolare e dei dettagli.
by Maria Pina Ciancio
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