12.11.06

 

Vincenzo Corraro. Sahara Consilina 

[narrativa -5]



E poi come Camus, cominciò a scrivere sui manifesti appesi ai muri le dieci parole per lui in assoluto più importanti su cui si potevano fondare le sacrosante verità del mondo. La gente si fermava, si raccoglieva in piazza a gruppetti, osservava anche infastidita, qualcuno lo pigliava per paccio e se la rideva di gusto. S’era portato da casa un secchio di pittura rossa e un pennello e dopo aver diluito con l’acquaragia nel fondo di una bottiglia di plastica un bel grumo di colore cominciò ad imbrattare, come una furia, tutto quello che gli veniva a tiro sulle pietre e i muretti del corso.
***

La porterò nella terra di mio nonno. La lentezza e il silenzio e il non detto sono un nostro scrupolo di decenza, colori e odori sono invece una provocazione. “Che bell’odore di malva” dirà lei. “Ma che cazzo è ‘sta malva, me lo spieghi?”. Non ci sarà risposta la malva non cresce dalle nostre parti. Poi darà voce alla mia coscienza impersonale e anonima e annoiata e sofferente per quella solita ricezione distorta e rancorosa dei fatti esterni, facendomi dire cose che tengo dentro per abitudine e fedeltà.
***

L’ottantanove, di novembre, in paese. Me lo ricordo quasi uguale a quest’anno di nuovo secolo, ora che infilo a uno a uno, terza-seconda, i bivi per tornare a casa e nell’aria tiepida, col sole in faccia, abbasso i vetri per sentire l’odore bello forte di frasca d’ulivo bruciacchiata che i contadini ammucchiano accanto alle cunette per fare pulizia dopo la raccolta. L’ottantanove cadeva il Muro, a novembre la gente scappava ancora, ci diceva la televisione, e Carmen La sorella in diretta da Berlino appuntiva le labbra a culo di gallina per fare la voce calda e diplomatica e raccontarci, notes in mano, tutta commossa gli storici eventi, l’euforia dilagante: spunti infiniti per i temi d’italiano d’impegno e attualità, quelli che s’azzecchi i nomi dei ministri degli esteri e le trame politiche, gli accordi e la lettura utopica del fatto, ti ruota di certo il giudizio attorno al notevole spirito critico dell’alunno, che inchioda la massa al contenuto, attinto al temario sberciato sotto al banco.
Vincenzo Corraro, Sahara Consilina
Edizioni Palomar, Bari 2004
VINCENZO CORRARO (Viggianello, 1974) Ecco un bel romanzo! Sahara Consilina l'ho letto con l’entusiasmo di un’adolescente, animata e incoraggiata da un talento schietto, capace di coinvolgere appieno sin dalle prime pagine… Un romanzo ricco di verità, quotidianità, dialetti, odori e inerzie ataviche di questa terra. La storia è ben strutturata e sorretta abilmente per duecentosettanta pagine dall’autore e all’interno si avvicendano conflitti etici, azioni contrapposte da una diversa sostanza di pensiero che le muove. Ne viene fuori una realtà attuale lacerata, tra un bisogno di rivoluzione culturale a cui un gruppo di giovani laureati fuori sede dà sfogo, costituendo una lista per le elezioni comunali del loro paese e un pensiero dominante assimilato, indotto, inconsapevole in gran parte che però fa la “maggioranza”. Tutti fattori che popolano e caratterizzano la cultura lucana da sempre e che in questo romanzo vengono riletti in chiave contemporanea. Corraro capovolge la prospettiva narrante, non parla da escluso, da emigrante, ma da partecipe e complice. Non c’è retorica né compiacenza tra queste pagine, ancor meno giudizio, ma c’è il respiro del lucano di oggi, con ritmi e abitudini, reticenze e pensieri, slanci e rese. Un vero graffito reale fatto di privato, viaggi, cultura, libri, musica, ritorni che disorientano e feriscono, ma che per una volta almeno, di fronte alla prepotenza incolta del potere, non hanno trovato scampo nel disimpegno o nel compromesso.
by Maria Luigia Iannotti

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2 Comments:

Anonymous mapi said...

La cosa bella di Corraro è che ha la forza e il coraggio di dire cose come queste:
"O si cambia la mentalità o si crepa. La catena fragile e solidale, capisci, è proprio questa: intellualizzare i comportamenti, responsabilizzare l'individuo. Perchè va bene la tradizione, una certa tranquillità del costume, il fascino della mediocrità, ma quando questa diventa alibi e insieme grettezza provinciale che ostacola di proposito il cambiamento, non sta bene." (da S. C. p.48)

5/12/06 23:26  
Anonymous Anonimo said...

eh sì concordo pienamente...mi piacerebbe sentire il parere di chi ha letto il libro, ascoltare le riflessioni che ne sono scaturite...M.Luigia

6/12/06 14:00  

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