1.7.07

 

Vito Viglioglia. Del silenzio e del fuoco 

[poesia -33]
Emersione
Di perle pallide, bagnate, sui ruvidi seni dell’ignoto,
s’induriscono come alghe al sole i capezzoli dell’incomprensione.

Immaginazioni,
come spirali sul ventre d’amore mi riconducono al colore.

***

Sono i viaggi parlati.
Sono i percorsi fantastici.
Dissonanze dello speaker nella stazione.

Dove sgorga il senso.
Dove i crocifissi suonano.
Dove sarà domani?

***

Il mio amore scivola nel fosso.
Il fondo è di niente.
Pensiero il mio.
Contro pensiero.

Il vento fra i rami come brezza che manca.
Le lune con i tacchi a spillo,
le lacrime rotte,
il tutto è in me come turbolenza.

***

Questo è il male che mi dai:
le tue parole vane,
il senso del mio amore che lascio svanire nella vita,
fra le cose che, mirabili,
semplicemente esistono.

Dio,
il tuo amore
e il cielo delle nuvole
mi hanno preso per mano fino al tramonto
per poi cedermi in sposo alla notte.

Palpebre di vuoto infuocato
Chiudono i miei occhi,
vedrà l’anima senza amore fatale.
Sempre berrò l’unico senso svanito.
Mai saprò vestirmi come in passato,
e chiuso me ne andrò sporco e sentirò i suoni della notte,
i tuoi suoni, Dio che mi allontani.


***

La fine è uno scalpo
Senza consolazione.
Rumore primordiale.
Frastuono.
Profuma di margherite che non ci sono.
Mi ami.
Sei andata via,
ma resti.

***


Velame

Rumori della notte,
nella musica c’è l’aria perenne
di chi si sveglia
con il grano tra gli occhi.
Sapore della carne, del movimento d’onda
che sovrasta.
Com’è fresca l’acqua senza solitudine
di volo.

versi tratti "Dal silenzio e dal fuoco” di Vito Viglioglia
stampato da S.t.e.s. Potenza, 2004
(immagine di Ettore Spalletti)


VITO VIGLIOGLIA (è nato a Melfi, studia Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli). "Del silenzio e del fuoco" è un’opera interessante, si legge in una successione delicata e ben tramata con un certo gusto per la domanda pronunciata e l’affermazione che attesta le tante, dolorose verità rifuggite per necessità d’inganno nel nostro percorso di vita. Anche di questo parla Viglioglia, di tutte le illusioni e dello svuotarsi dei sensi che portano allo smarrimento di sè, un paradosso che pure serve allo stesso disvelamento della verità ontologica, benché non appaia nella sua tormentata soluzione ma nella sua inevitabile comparsa. L’itinerario si svolge tra puntelli simbolici e reali appartenenti soprattutto alla natura; il silenzio e il fuoco stessi lo sono, aderenti ad un luogo, il Vulture, e ad uno stato di isolamento naturale e ricercato, in cui si richiama in modo costante e ossessivo Dio, onnipresente e incessante nella funzione Padre di amore assoluto e severo. In tutta l’opera sembra premere il fuoco dal basso del vulcano spento ma non morto in una tensione vertiginosa e condotta, così come il silenzio segna un perimetro di ricerca che potrebbe tradire all’improvviso la scoperta, la traccia, la morte che però “non è la fine ma l’attesa di una speranza”. Una poesia che s’appresta ad essere matura, particolarmente delicata e composita nell’intensità delle immagini, semplicemente sospesa in se stessa e nel tempo in cui si compie.

by Maria Luigia Iannotti

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4 Comments:

Blogger L'Arconte said...

Ciao, anche io ho uno spazio dove pubblico i miei lavori. Passa a vederlo se ti va.

lapennanellaroccia.blogspot.com

2/7/07 14:26  
Anonymous lucaniart said...

Vito Viglioglia ci ha appena inviato una bella e-mail in cui ci ringrazia per l'attenzione e ci comunica l'indirizzo del sito web che gestisce in rete con il suo gruppo musicale (forse abbiamo dimenticato di scrivere che Vito, oltre che poeta è anche pittore e musicista)
Eccovi l'indirizzo
musicale.http://www.7rosepiutardi.it/

lucaniart

5/7/07 15:03  
Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per Blog intiresny

23/11/09 07:42  
Anonymous facebook emoticon said...

:)

3/11/11 13:49  

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