22.3.07

 

Mimmo Sammartino. Un canto clandestino saliva dall'abisso 

[narrativa -8]

I fiati di tutti gli inverni si erano dati appuntamento a mezzogiorno in uno spigolo di terra affacciato sull'acqua. Una spiaggia desolata mostrava le cicatrici dell'ultima mareggiata. Il 4 gennaio 1997 un vento tagliente scuoteva la noia di un sabato come tanti. Il paese stava ancora smaltendo, a sorsi di caffè amaro, gli eccessi dei recenti cenoni. I giorni di quel piccolo mondo erano obbligati, da tradizione e calendario, a negare la clemenza di un digiuno. Per buonaugurio e rituale auspicio di abbondanza. L'antidoto contro la nausea restava un cicchetto e il bisogno impellente di una boccata di vento di mare. Vento da catturare fino a sentirselo scivolare nel circuito elettrico delle vene. Vento da masticare per restituire impeto al sangue e leggerezza al respiro. Il 4 gennaio 1997 il ronzio di una radio frullava parole nell'aria sporca di sabbia.” (p. 13)

Da qualche tempo si parla di pesche straordinarie, mai avvenute prima. Si bisbigliava di pesche maledette. Gli uomini di mare si ripetono una domanda: “Quando finirà il maleficio?”. E un pescatore, dopo aver succhiato lunghe sorsate da un collo di bottiglia, aggrappato come un naufrago a una seggiola sbilenca, sprofondato nella tristezza dei vapori del bar, farfuglia parole in solitudine. E racconta. Racconta, con gli occhi gonfi di lacrime e acquavite, le sua struggente avventura:

Ho sentito un lamento
in mezzo alle onde
un lamento che ha reso più fioche
le nostre lampare.
Era forse il pianto della luna?
O era grido di stelle?
Erano angeli precipitati da lontane galassie
O demoni del mare
che davano sfogo a un antico dolore?
O forse era solo il vento che gemeva nella notte
ululando memorie di sangue e tradimenti
e il prezzo di ferite per un perduto amore?”
(p. 29)

Ciò che restava del corpo era un viso pressoché intatto. Sopravvissuto, chissà come, allo scempio del sale e dei pesci. E alle lame dei divergenti. Il resto era un groviglio viscoso di alghe e di fango: un tronco informe era tutto quello che rimaneva di ciò che doveva essere stato, un tempo, un uomo. Era coperto da due camicie, tre maglioni, due pantaloni. All’anulare della mano destra, un brillantino rosso suggeriva una promessa pronunciata chissà dove, e chissà chi.
Lo avevano tirato sulla barca con le reti. E fu subito orrore. I marinai sbiancarono. Qualcuno sentì lo stomaco salirgli negli occhi e fu preso da improvvisi conati. Qualcuno si inginocchiò e si segnò con la croce. Qualcuno pianse. Allora il capitano dell’imbarcazione si fece coraggio: afferrò quei brandelli umani e li scaraventò fra le onde.” (p. 67)
8Un canto clandestino saliva dall'abisso di Mimmo Sammartino
Collana Il divano, Sellerio, 2006


MIMMO SAMMARTINO (Giornalista e autore di testi di teatro). Un racconto poetico dal tono civile e dal sottofondo lirico definirei questo libro, l’autore stesso parla di una “trasfigurazione lirica di fatti realmente accaduti”. E i fatti sono quelli drammatici della cronaca sui clandestini, che ascoltiamo e riascoltiamo quotidianamente fino al loro oblio. Sammartino ci riporta con delicatezza e forza pari ad una corrente maestra all’analisi dettagliata di uno dei più disastrosi naufragi nel Mar Mediterraneo da i tempi della seconda guerra mondiale, quello del 25 dicembre del 1996 in cui 283 migranti persero la vita mentre venivano trasferiti da una vecchia imbarcazione su un peschereccio maltese. La narrazione è rapida e trascina fino all’ultima pagina senza ripensamenti. Si ha come l’impressione d’esser guidati da quelle voci rimaste sepolte in fondo al mare e che fino a ieri continuavano a premere dalle viscere di una civiltà smemorata. Sammartino ha aperto loro un varco, con coraggio e abilità nel dosare il mezzo della scrittura facendovi coesistere nel dentro un lirismo puro, dal ritmo armonico, con una narrazione fresca e agile a dispetto della gravità del tema trattato. Un libro interessante, che convince soprattutto per la bella passione civile che trasuda e suscita.
by Maria Luigia Iannotti

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3 Comments:

Anonymous radiopalomar said...

Il mio ex caporedattore è un grande!

23/3/07 08:53  
Anonymous Anonimo said...

molto intiresno, grazie

29/11/09 09:46  
Anonymous Anonimo said...

good start

29/11/09 10:18  

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