15.5.06

 

Gaetano Cappelli. Il primo 

[Narrativa -3]

Ero il primo della classe e la mia media era la più alta in tutto il liceo, eppure fino a che non mi ero messo con Filippa nessuno sembrava neppure essersi accorto di me. Ora invece tutte le ragazze mi facevano il filo e non c’era una festa cui non fossi invitato. Ma la vera conferma di quello che stava accadendomi la ebbi quando ripresi a passare sul corso. Il corso di una piccola città di provincia è una specie di palcoscenico naturale o meglio, visto che ci si passeggia, una passerelle su cui si alternano intere generazioni di affezionati instancabili precorritori, ognuna con i propri divi, i comprimari, le semplici comparse.

***

La vita è davvero assurda figli miei, assurda. A che vale prendersela?” era stato il commento filosofico del mio costernato, nonché moribondo genitore, che, ascoltando i nostri discorsi, s’era però miracolosamente distratto dalla sua tetra nenia per poi addormentarsi di botto, trascorrendo finalmente una notte serena. Tanto serena che il giorno dopo lo vedemmo, come non fosse mai stato ammalato, alzarsi e radersi fischiettando secondo la sua abitudine. Poi, dopo che ebbe fatto colazione, dispensandoci i suoi sorrisi bonari, prima di tornarsene in camera a vestirsi, gli sentimmo annunciare che sarebbe partito quella mattina stessa.
Avemmo tutto il tempo di chiederci per dove e che altri guai avrebbe combinato e in che modo impedirglielo, finchè non vedendolo ridiscendere fummo noi a salire nella sua stanza per trovarcelo bello lungo disteso sul letto, una mano sotto la nuca e il mozzicone spento tra le labbra nella posa spensierata della prima sigaretta.

***

Ci vuole infatti un tipo particolare di idiota per scrivere romanzi: uno che sacrifichi la propria esistenza passando intere giornate chiuso in una stanzetta come un mistico medievale, trascurando l’affetto dei propri cari, mettendo in gioco matrimoni, amicizie, salute e carriera, dannandosi la vita, insomma; uno che si concentri totalmente su qualcosa il cui fallimento economico è assicurato, per guadagnarci al massimo qualche articolo sui giornali, se tutto va bene, nella maggioranza dei casi lo sguardo di compatimento del genere umano e che, soprattutto, sia così insensatamente pazzo da pensare che le fantasie con cui imbratta centinaia di pagine, di solito nascosto nella più remota provincia, e senza nessun santo in paradiso, possano mai interessare qualcuno – e la cosa più pazzesca di tutte è che, a volte, proprio questo accade.

da "Il primo" di Gaetano Cappelli
Marsilio Editore, 2005


GAETANO CAPPELLI (Potenza 1954) Una bella storia, fatta di sogni ciechi e deliranti, quella di Guido Cieli, il protagonista de Il primo, che finisce col vivere la vita in una meccanica affermazione di sé che si tradurrà poi in una evidente negazione delle sue naturali inclinazioni e della percezione del tempo arreso alla sera in cui il suo grande amore scelse di non sceglierlo…Invaso da una caparbia follia di essere, di ferire chi non lo ha riconosciuto come primo, asseconderà una tensione costante verso l’affermazione e la definizione del suo ruolo nella vita, verso il riscatto dal proprio fallimento. Straordinaria in questo romanzo è senz’altro oltre all’ironia e alla leggerezza, espressioni di una sintesi stilistica matura e compiuta, la capacità dello scrittore di far convivere passato e presente in un tempo narrante di abile composizione, costellato da sogno e realtà, in cui lo stesso Cappelli compare nelle ultime pagine per chiudere il senso delle storie, lasciandole semplicemente aperte, nell’estremo e geniale tentativo di farle e farci credere ancora nella bella “corsa” della vita…

by Maria Luigia Iannotti

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3 Comments:

Blogger LucaniArt said...

Ho letto solo il primo capitolo del romanzo, e mi è piaciuto molto. Credo proprio che dovrai prestarmelo...!!!
Mapi :)

16/5/06 16:04  
Anonymous Anonimo said...

Io direi che è così bello che conviene comprarlo per poterselo poi rileggere... :-)
Lollo

19/5/06 09:31  
Anonymous Anonimo said...

Giusto, caro Lollo,è una goduria avere nella mia libreria tutti i suoi libri proprio per rileggerli dopo un po'e apprezzarli ancora di più. Non nego però che l'introvabile "Febbre" me l'hanno prestato e...me lo tengo ben stretto, non intendo restituirlo!
Camilla

19/5/06 18:24  

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