4.6.06

 

Giancarlo Tramutoli. Versi pure, grazie 

[poesia -8]

Da sempre
vivo nel presente
assente e silente
com’era mio padre
che faceva il detestabile
in casa e l’amabile
fuori e lo dico in rima:
meglio così
che son cresciuto prima.


Un toscano spento
in bocca ad un lucano
pure spento.
Torna la primavera
dopo l’ultima finta
e io mi dico addio
a Dio piacendo.
Mi saluto a salve
mi sputo addosso
e continuo a fare
ciò che posso


Cosa mi prende
non lo so
solo
in queste domeniche pomeriggio
qualcuno addirittura ti cerca
e tu sei in carcere
ma la colpa non è di nessuno
è la vita che si avvita
tu resti dietro il vetro
sempre più tetro
in questo assurdo teatro
io che il teatro
l’ho sempre detestato


Chiedetelo ai saggi e ai pazzi
se non è vero che vivo al di sopra
dei miei mezzi.
chiedetelo pure ai miei vicini.
vi diranno che vivo al di sopra
anche dei miei fini


E’ noto:
anch’io sono nato
senza essere interpellato.
Spero almeno da morto
di non farmi il torto
di non essermi consultato


Quest’anno ho scritto
solo sette poesie
(e con questa sono otto).
Cosa vuol dire?
Che di scrivere versi
mi sono rotto

da "Versi pure, grazie" di Giancarlo Tramutoli
Collana Occasioni a cura di Anna Grazia D'Oria
Ed. Manni, 2006


GIANCARLO TRAMUTOLI è nato nel 1956 a Potenza dove vive e lavora. Fa parte del filone giocoso e comico la poesia di Tramutoli, e anche questa nuova raccolta Versi pure, grazie fluttua tra concetti e immagini ironiche, autoironiche e affabulatrici che affondando le radici nella cronaca minuta della ritualità-gestualità quotidiana. Versi fatti di rime, assonanze, consonanze, passaggi di senso rapidi e fulminanti che stupiscono e spiazzano, ma che a una lettura più attenta, sottendono quello che è il dramma esistenziale dell’uomo moderno. La solitudine, il senso della morte, la precarietà umana, sono i temi di questa sua silloge a cui si affianca un rifiuto e una condanna diretta della poesia classica. Nessuna mediazione e nessuna conciliazione con il reale, i versi di Tramutoli -a voler rubare un’immagine cara all’autore- sono attraversati da un “guizzo vitale”, da un poetare libero, burlesco e a tratti beffardo.
by Maria Pina Ciancio

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